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Il mio amico dice che non sono stato un bravo figlio
lo capisci
io dico sì capisco
dice che non andavo
spesso a trovare i miei genitori lo sai
e io dico sì lo so
anche quando vivevo nella medesima città lui dice
forse andavo lì una volta
al mese o forse di meno
io dico oh sì
mi dice l’ultima volta che ho visto mio padre
io dico l’ultima volta che ho visto mio padre
lui dice l’ultima volta che io ho visto mio padre
mi aveva chiesto della mia vita
come me la cavavo e lui
andò nell’altra stanza
a prendere una cosa da darmi
oh dico io
sentendo di nuovo il freddo
della mano paterna quell’ultima volta
lui dice e mio padre si era girato
nell’atrio e mi aveva visto
che controllavo il mio orologio e lui
disse lo sai mi piacerebbe che tu restassi
a parlare con me
oh sì io dico
ma se sei di corsa lui dice
voglio che non ti senti
obbligato
solo perché sono qui
non dico niente
lui dice che mio padre
aveva detto forse
hai un lavoro importante da fare
o forse dovevi vedere
qualcun altro non voglio trattenerti
guardo fuori dalla finestra
l’amico è più vecchio di me
lui dice e io dissi a mio padre che era così
e mi sono alzato e l’ho lasciato
lo sai
anche se non dovevo andare in nessun altro luogo
e non avevo altro da fare
Vi dirò quello che mi aveva detto
negli anni appena dopo la guerra
come allora si chiamava
la seconda guerra mondiale
non perdere ancora la tua arroganza mi disse
lo puoi fare quando sarai più vecchio
perdila troppo presto e la scambierai
soltanto con la vanità
solo una volta mi suggerì
di cambiare l’ordine
delle stesse parole di un verso
perché indicare due volta la stessa cosa
mi suggerì di pregare la Musa
buttarmi in ginocchio a pregare
proprio là nell’angolo e disse
che lo intendeva letteralmente
erano i giorni prima della barba
e delle sbornie ma sprofondava
nelle maree del suo pensiero che salpava
col mento storto e la testa inclinata come una corvetta
era tanto più vecchio che le date indicavano
tanto più vecchio di me ne aveva una trentina
sghignazzava torcendo il naso con un accento
credo avesse acquistato in Inghilterra
riguardo alla poesia mi avvisava
di coprire le mie pareti con le lettere di rifiuto
le sue labbra e le ossa delle sue lunghe dita tremavano
con la veemenza delle sue opinioni sulla poesia
mi disse della grande presenza
che permetteva ogni cosa e che la trasformava
in poesia era la passione
la passione era il genio e lodava il movimento ed l’invenzione
avevo appena iniziato a leggere
e chiesto come poteva mai puoi essere certo
che quello che scrivi sia veramente
ben fatto e lui disse non si sa
non si sa non puoi mai essere certo
muori prima di sapere
se qualche cosa che hai scritto è buona
se hai bisogno di certezza fai a meno di scrivere