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forse ce la potevo fare

anais giannakopoulos

Non si può mai prevedere come gira il vento. Lui, con le sue immense braccia, dà il via alla dolce danza delle foglie, e può decidere se accarezzarti o ferirti. Oggi potrebbe sollevare anche me e portarmi in giro per il mondo. Ho come la sensazione di aspettarmi qualcosa o qualcuno. Sto cercando invano un riparo, dove potrò distrarmi con la lettura di un racconto che ho preso in prestito dalla biblioteca. È inutile, pensai, e mi sedetti su una panchina nella piazza della Pace.
È una delle ultime giornate d’autunno, i magnifici colori del sole che tramonta si mischiano con quelli delle foglie volanti, formando un’armonia che mi tranquillizza. Un soffio di vento solleva a mulinello un mucchietto di queste foglie, che prima aveva accumulato in un angolo della piazza e me le porta tutte addosso. Tante carezze colorate fanno di tutto per distrarmi dalla lettura. Presi una foglia che si era appoggiata sulla mia spalla, la guardai; era così semplice, ma la sua bellezza mi emozionava, per conservarla la misi come segnalibro tra le pagine che voltavano ad ogni soffio prima che io facessi in tempo a terminare una frase :

“Mi sentii cadere in un abisso di colori, e quando arrivai in fondo non avevo più le forze per risalire; così mi lasciai catturare dalla mia fatica…”.

Ancora vento. Ora arrivò di spalle, a tradimento, mi rubò il segnalibro e voltò alcune pagine:

“Un raggio di sole mi raggiunse e mi fece ricordare lei, il suo coraggio, ce la potevo ancora fare. Chiusi gli occhi per isolare la sua immagine e una lacrima mi scese bagnando il foglio, i colori si sciolsero e si formò una nuova immagine, molto più…”.

Il vento gira le pagine del libro, sembra che voglia decidere lui cosa devo leggere:

“Mi accorsi che ero entrato nel mio quadro; c’era l’albero che avevo dipinto, la casa dei miei sogni, il mare davanti, e il sole che tramontava nell’orizzonte. Quello era il mio disegno, quindi potevo fare quello che volevo, persino camminare nell’ acqua, e così feci, finché non arrivai all’isoletta di scogli dove riposavano i gabbiani. Mi sentivocome una piuma al vento, alleggerita da qualsiasi preoccupazione. Salii su di un masso e con un salto mi buttai nel vuoto, ora volevo volare. A tratti il mio corpo tendeva ad andare in basso ma un soffio di vento era sufficiente per farmi risalire, ce la potevo ancora fare!”.

Questa volta non era il vento a distrarmi, ma una strana sensazione che sentivo dentro di me. Alzai lo sguardo, la prima cosa che vidi di fronte a me fu un giovane pittore rannicchiato in un angolo impegnato a dipingere le sue folli emozioni. Mi sentii come attirata da lui, così mi avvicinai.

Lui era talmente distratto che non si accorse che ero alle sue spalle e continuava a dipingere intensamente. Mi accostai al suo dipinto, riuscivo a intravedere qualche albero che si appoggiava in quella piazza, poi lui si scostò, e riuscii a vedere la parte che prima era nascosta. Riuscivo a capire che in quel vivace disegno c’era molto vento, perché le foglie degli alberi, ormai spogli, si alzavano verso il cielo, creando un armonioso movimento. Ma non erano sole a volare, una ragazza di cui non si poteva ancora riconoscere il volto si teneva stretta con una mano alla panchina dove pochi istanti prima ero seduta io, e con l’altra cercava di raggiungere il suo libro, che ormai era stato rapito dalle grosse braccia del vento. Poi incominciò a dipingerle il volto, alzò lo sguardo verso la panchina, e mormorando disse : “ma dov’è la ragazza che era seduta lì!!
Con voce leggera gli sussurrai: “è volata via!”

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Anno 3, Numero 15
March 2007

 

 

 

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