Nota biografica | Versione lettura |
Dalla raccolta “Finimenti di frumento”
Chi mi perseguita
dovrà avere il coraggio di deporre il suo cuore
oltre le sbarre della mia prigione.
Dovrà sapere degli uomini resi orfani,
dovrà guardare nei loro occhi.
Dovrà essere disposto a perdere la sua innocenza
sapendo che chi guarda nei miei occhi
perde la sua innocenza,
perché chi si accinge ad uccidere
è già un assassino.
Chi mi perseguita
è un uomo che ulula,
che chiama fratello il branco teso
alla caccia dell’agnello.
Chi mi perseguita
ha reso la mia libertà fuga,
la mia lontananza esilio,
il mio corpo ferita.
Ma chi mi perseguita
deve guardare nei miei occhi neri,
deve essere disposto
a fare del suo corpo ferita,
della sua lontananza esilio,
della sua libertà fuga,
perché chi getta il suo sguardo
nel buio della notte diviene notte.
Dalla raccolta “Finimenti di frumento”
Nel giardino della casa paterna
il sole colpiva la sedia del patriarca,
come un collare di fiaba
cinge i ricordi dell’infanzia.
“Sarai un poeta Viktor,
perché hai fame della vita”
diceva la pittrice Nashia,
mentre scalfiva la tela con il coltello
per non avere più il mondo immobile
e puro davanti a sé.
“Ora che la tela è rovinata
posso guardare oltre,
e posso dipingere e disperdere
il colore anche oltre la tela”.
Così ora la sua profezia si è avverata:
getto la mia parola oltre la pagina
perché la mia anima è stata incisa
dal coltello affamato della vita.
Dalla raccolta “Finimenti di frumento”
Non tornerò indietro,
i passi, i fiati, le grida
quando escono dal nostro sangue
si fanno sangue di tutti,
non hanno patrie, paesi, cortili
dove riposarsi al fresco degli alberi,
ma divengono parole di uomini
e infine uomini.