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‘No, Baba! Stai andando nella direzione sbagliata. Direzione sud, prendi il treno in direzione sud per Stratfo... Pronto? Babamukuru murikundinzwa here? Pronto? Maledetto...’
Tendai chiuse il telefono cellulare con un forza che non si addiceva a un oggetto così delicato. Il collo gli doleva e aveva la gola secca. Non voleva rientrare in casa. Quello doveva essere un evento felice, ma non gli interessavano molto le persone che mangiavano e bevevano, stipate nell’appartamento a due stanze di proprietà del Comune.
Tuttavia sapeva che non sarebbe potuto rimanere fuori per sempre. Le dita gli pulsavano per il freddo e le orecchie gli ronzavano come succedeva ogni volta che si tratteneva all’aperto troppo a lungo. Camminò su e giù poi si sporse dalla ringhiera da dove poteva vedere una buona porzione di cielo. Se nevicasse, pensò, Londra sarebbe appena più accogliente e non sarebbe poi male. Saltò su e giù per un paio di volte per riattivare la circolazione prima di digitare di nuovo il numero di suo zio.
Il numero che avete composto non è al momento raggiungibile. Per favore riprovate più tardi.
‘Merda!’
Chiuse il cellulare con ancor più forza e battè con il pugno la parete mentre la porta di casa si apriva.
‘Che diavolo ci fai qui? Saranno due gradi sottozero.’ Chipo lo guardò preoccupata mentre si sfregava energicamente le braccia. ‘Vieni in casa. Mi chiedevo dove fossi finito. Non conosco nessuno là dentro.’
Diede uno sguardo premuroso alla sua ragazza, sollevato nel vedere un volto familiare. Le fece cenno di attendere, poi provò a comporre il numero di suo zio per l’ultima volta.
Il numero che avete composto...
‘Vaffanculo, stronzo!’ sbraitò Tendai.
‘Che?’
‘No tesoro, non dico a te. È solo che non riesco a chiamare mio zio. È sul treno da più di un’ora e credo si sia perso.’
‘Non ti preoccupare. Ce la farà, dopo tutto vive a Londra da più di quindici anni, no?’
‘Doveva essere già qui.’
‘Tendai, arriverà. Vieni dentro. Ti prego, sto congelando.’
Chipo prese con una mano il cellulare di Tendai e con l’altra la sua mano gelida. Lo condusse nell’appartamento mentre dalla cucina si levava un’ondata di urla. Qualcuno aveva appena messo un cd di Sean Kingston.
Un paio di donne ballavano con sfrenato trasporto, strusciandosi le cosce. Vide che si trattava di Lois, fidanzata di suo fratello, e la sua amica Sandirai. Stavano dando spettacolo per il fratello che stava seduto leccandosi le labbra mentre si sporgeva verso il bancone della cucina, cullando pacatamente una birra.
Nel salotto, un variopinto gruppo di uomini sedeva accalcato di fronte a una televisione a schermo piatto che copriva quasi l’intera parete. Quattro donne fra i trenta e i cinquant’anni sedute sui divani e sul pavimento sgranocchiavano ossa di pollo dai loro piatti pieni di sadza, stufato e pollo arrosto. Due di loro, la zia Mable e la sua amica Stella, avevano il turno di notte che cominciava alle otto di sera alla vicina casa di cura e volevano che la cerimonia cominciasse prima possibile.
Mable si lamentava con il fratello di questo ritardo, ma lui sembrava ascoltare solo il commento sibilato dalla tv che dominava la piccola stanza. Era seduta fra i tre uomini più anziani e due ventenni in febbrile attesa di un gol di Wayne Rooney. Forse Cristiano Ronaldo quel pomeriggio avrebbe avuto la Scarpa d’oro. Del resto il ragazzo prometteva davvero bene quella stagione.
Tendai e Chipo si scontrarono quasi con la zia Mable mentre cercavano di raggiungere tutti insieme la porta della cucina. Mable era una donna nervosa che di rado guardava le persone dritto negli occhi. Superò la coppia quasi fosse inanimata come i mobili che li circondavano.
‘Lolo, adesso dobbiamo proprio inizare questa cerimonia. Alcuni di noi hanno i turni da fare,’ disse alla giovane nipote che ballava dimenando il sedere con Sandirai mentre il fidanzato Sam stava a guardare.
‘OK zia,’ acconsentì con trasporto, ‘dov’è la mamma?’
‘Varimu nel salotto,’ le rispose impaziente.
Lolo stava per andarsene quando vide Chipo che passava a Tendai un piatto ricolmo di cibo.
‘Sam, è meglio che tu dica a tuo fratello di mangiare alla svelta. Stiamo per iniziare.’
Tendai ignorò Lolo come faceva spesso. Disprezzava la sua volgarità e mancanza di rispetto. Diede un’occhiata a suo fratello che osservava assente una calamita sul frigo sperando che la tensione nell’aria svanisse.
‘Non potete ancora iniziare,’ gli disse Tendai, ‘babamukuru non è ancora arrivato.’
Lolo si alzò in piedi e dal suo metro e settanta passò un braccio intorno alla vita di Sam come a provocare Tendai. Adorava i drammi. Voleva l’attenzione. Viveva per questo. ‘Sai Tendai,’ disse mascherando un sorriso, ‘Da quando Sam e io abbiamo iniziato a uscire, non hai mai voluto che stessimo insieme e adesso provi di nuovo a boicottare questa cerimonia. Ma sai che ti dico? Non ci riuscirai. Oggi è il mio giorno. Chiaro?’
Tendai rise incredulo scuotendo il capo mentre teneva gli occhi fissi su suo fratello.
‘Sam, non è così che si fa. Aspettiamo babamukuru.’
‘Sai cosa, vai all’inferno tu e le tue insulse tradizioni,’ Lolo puntò il dito verso Tendai con enfasi, mentre si guardava intorno per essere sicura di avere l’attenzione di tutti, ‘la mia famiglia è qui e Sam è qui. Procederemo che ti piaccia o no.’
Chipo gli levò il piatto di mano e lo appoggiò sul piano della cucina, preoccupata che potesse essere gettato per terra, cibo e tutto. Conosceva il suo uomo. Situazioni come questa lo mandavano in bestia.
La zia Mable, che teneva d’occhio la situazione da vicino, decise che era venuto il momento di unirsi a sua nipote nello scambio di accuse, ‘Nhai iwe, Tendai, chii chirikumbok unetsa ? Questa è l’Inghilterra, qui le cose sono diverse e non devono essere come a casa.’
Sam diede uno sguardo alla donna che gli sbarrava la strada verso suo fratello che stava rannicchiato.
Tendai inziò a respirare più velocemente e Chipo lo afferrò per un braccio, trattenendolo vicino a lei. Aveva già visto quello sguardo nei suoi occhi e sapeva che quella non era la circostanza né il momento adatto per perdere le staffe. Tendai aveva perso l’ultimo posto di lavoro perché aveva dato un pugno al suo capo. Aveva detto che quell’uomo si era rivolto a lui con un ‘Voi Nigeriani’ di troppo.
‘Tendai,’ Chipo gli parlò dolcemente nella cucina stipata, ‘rilassati, va tutto bene.’
‘No, non va tutto bene! Tu non ti impicciare,’ le sibilò prima di girarsi verso suo fratello. ‘Sam, è questo ciò che vuoi? Vuoi fare una cerimonia da Topolino senza la tua famiglia... senza qualche anziano al tuo fianco per far vedere che anche tu hai dei progenitori degni. Io non credo che tu voglia entrare in una nuova famiglia reggendoti alle gonne di un gruppo di donne.’
‘Oh no, certo che no! Sei un tale porco sessista!’ sbraitò Lolo.
‘Basta! Finitela tutti quanti! Basta così!’ La voce di Sam riecheggiò in quel piccolo spazio, sorprendendo lo stesso Tom per qualche frazione di secondo.
Dal salotto proveniva come un’onda del mare il frastuono di un fragoroso applauso. Nel fragore si distingueva lo strano urlo ‘Ronaldo’ .
La zia Mable rimase perfettamente immobile, osservando sua nipote e desiderando che continuasse.
‘Tendai, su,’ Sam supplicò suo fratello maggiore, ‘I miei ragazzi sono qui. Ci sei anche tu. Dovremmo solo proseguire.’
‘Ma da quando in qua ci sposiamo con i ?’ Tendai parlava lentamente mentre cercava di mantenersi calmo, ‘Non ti ho pagato il volo per venire fin qui e le tasse universitarie perchè tu ti dimeticassi della tua famiglia e delle nostre tradizioni. Non sei mica nato allo zoo di Londra!’
‘Ma Tendai, siamo in Inghilterra! Che importa?’
‘Samson unopenga here , sei matto? Importa tutto! Siamo una famiglia e dobbiamo rimanere uniti. Non puoi dare retta ai deliri di una donna. Quando la cerimonia sarà finita, e tutte queste persone se ne saranno andate a casa e tua moglie troverà qualche altro ragazzotto coi soldi e deciderà che non ha più bisogno di te, tutto quello che ti resterà sarà la tua famiglia.’
‘Lo lasci parlare di me in questo modo?’ Lolo guardò Sam infuriata, mentre si passava sulla schiena un lembo del suo lungo vestito. ‘È così oppure no? Perchè io credevo che tu fossi dalla mia parte.’
Sam guardò prima suo fratello poi Lolo, poi tornò a guardare la calamita come per ricevere istruzioni prima di affrontare di nuovo suo fratello. Sin da quando era morto suo padre, quando Tendai era in prima liceo e Sam in seconda media, Tendai aveva sempre cercato di sostituire la figura del padre, ma per Sam risultava solo prepotente.
Il CD si era fermato e l’unico rumore che si udiva era il continuo commento alla partita di calcio che si diffondeva dal salotto.
Sam era sul punto di dire qualcosa quando un telefono iniziò a suonare. Tutti si controllarono le tasche, ma Chipo porgeva già a Tendai il cellulare responsabile.
‘È il numero di tuo zio.’
Vide il numero conosciuto sul display e rispose con impazienza, tenendo alzata la mano libera per impedire a chiunque di parlare.
‘Pronto, Babamukuru !’
‘Pronto, sono l’ispettore Watley della polizia di Southwark, con chi sto parlando?’
‘Sono Tendai Zireva. Che ci fate con il telefono di mio zio?’
‘La stiamo chiamando perchè il suo numero risulta essere l’ultimo chiamato dalla persona in possesso di questo cellulare.’
‘Che è successo? Lui dov’è?’
‘Signore, sono spiacente di comunicarle che c’è stato un incidente. Sapete dove posso trovare sua moglie?’
‘Non ha una moglie. È vedovo... vive solo.’
‘Allora potrebbe lei o un altro parente stretto venire immediatamente all’ospedale del King’s College?’
Tendai non era sicuro di aver sentito giusto. Guardò Chipo sperando si trattasse solo di un sogno.
‘Che c’è?’ chiese, ‘Che è successo?’
L’ispettore lo interruppe, ‘Pronto... Signore, potrebbe venire adesso?’
‘Sta bene? Posso parlargli?’
‘Signore, preferiremmo che venisse all’ospedale. Quanto potrebbe metterci a venire qui?’
‘Sì, beh... uhm, voglio dire adesso... un’ora.’ Click . ‘Pronto?’ L’ispettore aveva riattaccato. Tendai chiuse il telefono cellulare con delicatezza e lo ripose nella tasca.
Chipo lo guardò preoccupata, ‘Dov’è?’
‘All’ospedale del King’s College. C’è stato un incidente. Non mi hanno voluto dare altri dettagli.’ Tendai guardò Sam, ancora scosso. ‘Dobbiamo andarci adesso.’
‘Adesso?’ Lolo disse con un filo di voce, ‘Pulotti. Probalmente questo è solo un altro dei tuoi stratagemmi per impedirci di...’
‘Sta’ zitta!’ Tendai ringhiò a Lois colpendola sulla guancia due volte col dito indice.
Lois rimase congelata dalla paura mentre Sam e Chipo cercavano di fermare Tendai. Mable e Sandi gridarono ma il loro terrore fu coperto da un altro applauso fragoroso che proveniva dal salotto.
‘Tendai,’ disse Chipo più calma che poteva, ‘Forza. Dobbiamo andare da babamukuru.’
Negli occhi di Tendai l’astio squarciava l’aria della cucina come un coltello diretto verso Lois. Chipo prese le mani di Tendai nelle sue mentre Sam lasciava andare suo fratello che nella mischia aveva afferrato per le spalle.
Nessuno si mosse, per paura che Tendai esplodesse di nuovo. Chipo lo teneva stretto mentre si rivolse a Sam e disse, ‘Dobbiamo andare, vostro zio ha bisogno di voi.’
Per la prima volta quella sera, Sam guardò suo fratello dritto negli occhi. Per la prima volta dalla morte di loro padre, credette di vedere della fragilità sul volto del fratello maggiore ma fu distratto da Lolo che affondò il suo viso rigato dalle lacrime sulla sua spalla e piagnucolò qualcosa a proposito di Tendai che la voleva uccidere.
‘Handisati ndamboona zvakadai – non ho mai visto una tale sciocchezza,’ disse la zia Mable con un filo di voce, ‘ Ndozvamunoita kumusha kwenyu here ?’
‘Haiwa Tete, muregererei – per favore perdonalo,’ Chipo cercò di calmarla, mentre teneva fermo Tendai. ‘Non l’ha fatto apposta.’
‘Va bene, Tete. Lolo, possiamo cominciare,’ la voce di Sam era distante, disinteressata. Prese la mano della fidanzata e superò il fratello camminando fino fuori dalla cucina seguito a poca distanza da Sandi e da un’altrettanto spaventata zia Mable che mormorò sottovoce la parola ‘Satana’ mentre usciva.
Tendai inghiottì con difficoltà e guardò verso il pavimento mentre Chipo lo conduceva fuori dalla stanza. Senza dire una parola, si infagottarono nelle giacche invernali complete di sciarpe, guanti e berretti.
Il freddo li assalì sin dall’istante in cui misero piede fuori di casa. Dalle loro bocche usciva vapore che si mescolava con l’aria ghiacciata di Londra mentre raggiungevano la fermata dell’autobus. Il cartello diceva che il bus non sarebbe arrivato prima di sei minuti, quindi Chipo si strinse in un angolo della panchina e lasciò Tendai fuori dalla pensilina dell’autobus.
‘Va tutto bene?’ Tendai chiese dopo un po’ a Chipo.
‘Sto bene’, rispose.
‘Quando una donna dice che sta bene, non sta mai bene,’ disse con ironia Tendai.
‘Sembra che tu sappia molte cose sulle donne al giorno d’oggi.’
‘Che vorresti dire?’
Alzò le spalle mentre incrociava le braccia.. ‘Tendai, neanche io sono d’accordo su quello che sta facendo tuo fratello. Ma non mi piace quello che gli hai detto sulle donne. Per quel che ne so, c’era solo un’altra persona al tuo fianco sul campo di battaglia stasera, e non era un uomo.’
Passò una piccola Mini Cooper decorata con bandiere del Manchester United e il guidatore strombazzò fragorosamente e i passeggeri gridavano con gioia salutando la coppia alla pensilina dell’autobus.
Tendai osservò la macchina che spariva in lontanza e poi si voltò verso Chipo. Odiava il modo in cui riusciva sempre a farlo sentire insignificante. Che ne sapeva lei? Aveva una comoda borsa di studio mentre lui doveva lavorare quasi settanta ore alla settimana per aiutare la famiglia a casa. Casa. Casa.
Attorno a loro iniziarono a cadere i primi fiocchi di neve dell’inverno, meravigliosi e lievi come i petali di fiori della primavera. Li guardava cadere e desiderava lo Zimbabwe, desiderava sentire il tepore del sole sul viso, vedere sua madre e le sue sorelle minori. Desiderava essere il giovane spensierato che era stato prima che le responsabilità familiari e gli infiniti turni al lavoro diventassero la sua realtà.
I suoi pensieri tornarono indietro al giorno in cui era arrivato per la prima volta in Inghilterra dopo il liceo. Nove anni prima, andando via dall’aereoporto con babamukuru, aveva tirato fuori la lingua per sentire il sapore di quella mervigliosa goccia d’inverno frutto della grandezza di Dio. Aveva percepito un grande senso di benessere in quei primi fiocchi di neve quando suo zio l’aveva preso sotto la sua ala protettiva ed era diventato la sua guida, il suo pilastro di saggezza.
Adesso, quasi dopo un decennio, i fiocchi avevano un significato diverso. Erano ostili, freddi, stranieri. Era scosso da brividi incontrollati mentre i fiocchi gli si posavano sulle spalle e cercava di trattenere un singhiozzo. Era venuto meno alle aspettative di suo zio. Era venuto meno alle aspettative di suo padre. Aveva fallito.
‘Che c’è?’ Chipo fece un respiro profondo prima di alzarsi in piedi e mettersi dietro di lui. ‘Non ti proccupare. Babamukuru se la caverà.’
Fece cenno di sì con la testa, sapendo molto bene che si sbagliava. Appena il bus si avvicinò, si mise a cercare nelle tasche l’abbonamento. Aprì la bocca e fece atterrare sulla lingua un solitario fiocco di neve prima di seguire Chipo nel bus e sedersi in un posto doppio. Chipo gli prese sovrappensiero la mano e guardò fuori dal finestrino quando vide qualcosa con la coda dell’occhio.
Il bus stava ripartendo dalla fermata quando l’autista frenò improvvisamente e riaprì le porte.
‘Grazie, capo’ disse Sam senza fiato all’autista, mentre saliva di corsa e mostrava l’abbonamento, ‘su questo autobus c’è la mia famiglia’.