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Correre alla foresta e nascondersi, tramutarsi in albero, perdersi. Nella foresta puoi andare dove ti pare, e gli alberi benevoli – benché affabili, sono impotenti. Se tu potessi vivere in un albero...? Non capisci? C'è chi fugge e c'è chi attacca. E gli alberi? Sono testimoni, ma muti o riluttanti... Ho udito il loro lamento. A loro manca la parola. Tu pensi alla giungla. Io vivo in – Una foresta protetta? La giungla è più sicura. Almeno si sa cosa aspettarsi. Correre alla foresta e nascondersi, tramutarsi in albero. Perdersi
Come tutti sanno, ci sono vincitori e vinti, lavoratori e fannulloni, ci sono quelli che possono e quelli che non potrebbero, quelli che devono e quelli che non devono. Dopotutto, così va il mondo. E dunque, che una cicala cantasse ogni notte per tutta l'estate senza fare nulla, e che una formica si affannasse per mettere via il cibo per l'inverno, non sorprese nessuno.
Giunse l'inverno e la cicala era affamata. La formica le diede del cibo (circa metà di quanto avrebbe avuto bisogno), insieme a una breve predica e a qualche consiglio. L'estate seguente la cicala cantava, la formica lavorava, e quando giunse l'inverno la cicala si trovò di nuovo senza cibo. La formica le diede metà di quanto le aveva dato la prima volta, insieme a una bella ramanzina e ad altri buoni consigli. La cicala riuscì a sopravvivere in qualche modo e quando l'estate arrivò riprese a cantare tutto il giorno. L'inverno tornò, la cicala era affamata e la formica, spazientita, le diede un quarto di quello che le aveva dato inizialmente. Non bastò. I laghi ghiacciarono e cadde la neve. La cicala dimagrì sempre di più, finché un giorno un vento pungente la sollevò e la trasportò in un luogo ancora più freddo. Durante il viaggio la cicala morì.
La morale della fiaba? Non c'è. È una storia immorale.
1. I fiori cadevano
Le stringeva il cuore:
fiori che cadevano senza esitare,
giù dall'albero dritti nella spazzatura.
Avrebbero potuto cadere sul marciapiede
e brevemente ostentare il loro splendore.
La gente avrebbe sorriso.
Invece ora
le altre nazioni sogghignano.
Ora dicono
che questo è il nostro concetto di efficienza.
E hanno ragione.
2. L'albero dormiente
Mi spiega che l'albero dormiente
– il suo nome in Tamil –
ha fiori discreti, quasi invisibili,
finché non cadono a formare
un tappeto alla base dell'albero. Allora
vengono raccolti
e trasformati in biada che il bestiame
gradisce molto.
Cosa vuole dire?
Che questi fiori dormienti,
impercettibili da vivi, utili da morti,
sono, a modo loro, esemplari?
Le rispondo con lo splendore della Magnolia.
Stellata.
“Altrimenti nota come Galactica
o Albero delle Mille Stelle Cadenti”.
Mento magnificamente per lodare l'albero
nel mio giardino inglese.
Lei non protesta. Non dice neppure
che proveniva dal Giappone.
Sembra che non le importi
da dove provenisse.
E se dicessi
che quest'albero è emblematico,
sorriderebbe senza chiedermi
di cosa sarebbe emblema.
3. Alberi che camminano
Vide una donna china a disegnare
curve perfette intorno a punti perfetti –
per terra una figura kolam. Dice che
mentre muoveva le mani
le linee del suo torso
sembravano le linee di una danzatrice.
D'un tratto comprendo...
“Siamo alberi che camminano!”.
“E gli alberi?” chiede lei.
“Danzano anche loro!” rispondo
con fermezza.
“I loro fiori si muovono come abili dita”.
4. L'Albero dei Fazzoletti
Ho una storia.
Sull'Albero dei Fazzoletti.
Fa quello che promette:
produce fazzoletti.
E se avvicinato con cautela,
se invocato con rispetto,
si dice possa dare di più.
Certo, ci sono delle regole.
Primo, devi comprendere
le sue origini cinesi.
È da solo qui,
e ti fa un piacere
accettando di vivere.
Secondo, devi piangere –
non lacrime normali,
ma singulti che straziano il cuore.
E non forzatamente.
Bensì con spontaneità.
Magari stai passeggiando in giardino,
da qualche parte,
e se le lacrime salgono,
e l'albero le percepisce,
allora ti lancerà
un fazzoletto.
Devi raccoglierlo.
Asciugati gli occhi.
Dopodiché
le lacrime cesseranno
per sei settimane almeno,
forse di più.
5. Due alberi
Mi risponde raccontandomi
degli Alberi dell'Amicizia.
Crescono vicini, scaraventati
in India
da due diversi continenti.
Sono sopravvissuti
al clima straniero,
diventanti grandi insieme,
e ora probabilmente
si sono affezionati al luogo.
Estate dopo estate
fioriscono parzialmente –
solo metà albero fiorisce –
e la gente che passa accanto
nota come i fiori
si guardino l'un l'altro.